Ad Enna c'è un monumento che resiste al tempo e alla siccità: la chiamano "a vintiquattru cannola"
Scopri la Granfonte di Leonforte: 24 cannelle, acqua miracolosa, riti popolari e storia barocca nel cuore di Enna!

Il cuore barocco che scorre da secoli
Nel centro di Leonforte, in provincia di Enna, si erge maestosa la Granfonte, una monumentale fontana barocca del XVII secolo, voluta con grande solennità dal principe Nicolò Placido Branciforti, fondatore della città. Fu edificata nel 1651, sfruttando la sorgente di un’antica fontana araba conosciuta come Fonte di Tavi, che da secoli alimentava il territorio. La struttura misura 24,60 metri di lunghezza, 8,65 metri di altezza e 2,55 metri di profondità, ed è decorata da 24 cannelle in bronzo, disposte in perfetto equilibrio architettonico, da cui scorre acqua fresca e continua. Ma attenzione: il Venerdì Santo, in un gesto che unisce fede e memoria popolare, le cannelle tacciono, in segno di lutto per la morte di Cristo.
Il design della Granfonte è straordinario: si ispira a modelli fiamminghi e nordeuropei, in particolare alle fontane monumentali di Amsterdam, segno dei legami culturali e commerciali che la Sicilia intratteneva nel pieno del barocco. L’influenza architettonica è attribuita alla scuola di Mariano Smiriglio, celebre architetto palermitano. La fontana non era solo un’opera d’arte: rappresentava un nucleo vitale per la comunità. Era infatti abbeveratoio per gli animali, lavatoio per le donne, punto di raccolta dell’acqua potabile e soprattutto luogo di incontro sociale, dove si discuteva, si negoziava, si raccontavano storie. Un simbolo tangibile di ricchezza idrica e coesione urbana in un’epoca in cui l’acqua era più preziosa dell’oro.
Storie, rituali e memoria popolare
Oggi la Granfonte continua a vivere nel cuore dei leonfortesi. È chiamata affettuosamente “a vintiquattru cannola”, un’espressione che è diventata parte integrante del dialetto e dell’identità locale. Non c’è casa a Leonforte che non custodisca una miniatura, una stampa o una fotografia della fontana: è come un amuleto familiare, un legame visivo con le radici. Il canale di scolo, che un tempo correva accanto alle vasche, era usato fino a metà del Novecento come lavatoio collettivo, dove le donne, tra canti e confidenze, lavavano i panni al sole dei colli Erei, tramandando tradizioni e storie orali.
Nel 1910 vennero installate lastre di pietra lavica per facilitare il riempimento delle brocche, e nel 1983 si avviò un restauro conservativo per salvaguardarne la struttura originaria, in particolare il prospetto posteriore. Ancora oggi la Granfonte non è solo una tappa turistica: è cuore pulsante di Leonforte, punto di riferimento durante le feste religiose, le fiere agricole e persino le cerimonie civili. Gli anziani raccontano che “quando la cannella canta forte, la stagione sarà buona” — un detto che ancora oggi condiziona la vita dei contadini. Acqua, pietra e memoria si fondono in un unicum che ha attraversato i secoli senza perdere né funzione né fascino.