La campana del demone di Enna: il bronzo che dominava le tempeste e nasconde una curiosità sorprendente

La campana del demone di Enna, custodita nella torre di Santa Maria del Popolo, univa fede e tradizione contro tempeste e spiriti maligni.

16 gennaio 2026 18:00
La campana del demone di Enna: il bronzo che dominava le tempeste e nasconde una curiosità sorprendente - Foto: Konstantin Malanchev/Wikipedia
Foto: Konstantin Malanchev/Wikipedia
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La torre di guardia di Santa Maria del Popolo si alza su Enna come un frammento intatto della sua memoria più antica. È un edificio che ha resistito a crolli, restauri, usi diversi e terremoti, conservando al suo interno un oggetto che nel corso dei secoli ha alimentato racconti, paure e speranze: la celebre campana del demone. Il nome richiama subito atmosfere cupe, ma nasce semplicemente dall’antica convinzione che quel bronzo potesse proteggere la città dalle tempeste più violente e perfino scacciare ciò che un tempo veniva definito “maligno”. Di fronte alla campana, ancora oggi, si avverte la sensazione di trovarsi davanti a un pezzo di storia che non ha mai smesso di parlare alla comunità.

Una campana nata per difendere la città

Il complesso di Santa Maria del Popolo nacque intorno al Cinquecento come monastero di monache carmelitane. La torre annessa, in origine parte del sistema difensivo, venne adattata a campanile, e lì trovò posto il bronzo destinato a diventare oggetto di devozione popolare. Quando il cielo si scuriva e il vento forzava gli infissi, le monache salivano nella torre e facevano risuonare la campana per allontanare tempeste, fulmini e tutto ciò che poteva mettere in pericolo il borgo. La tradizione racconta che, più di una volta, il peggioramento del tempo si arrestò proprio mentre il suono si diffondeva nella valle, e questo bastò per attribuirle un ruolo quasi protettivo.

A rendere ancora più suggestiva la campana era un’iscrizione latina impressa sul bronzo: “Demones expello, Tempestates quae sereno, Viventes quae voco, Quae periere gemo”. Una frase potente che tradotta significa: “Allontano i demoni, calmo le tempeste, chiamo i vivi, piango chi è morto”. Per i fedeli la campana non era semplicemente un richiamo liturgico, ma un mezzo in grado di ristabilire un ordine spirituale e naturale in un’epoca in cui il territorio era segnato da paure e fragilità quotidiane.

Un simbolo che ha resistito a secoli di storia ennese

Il destino del complesso non è stato semplice. La chiesa e il monastero furono gravemente danneggiati dal terremoto del 1693, lo stesso che cambiò per sempre il volto di molte città della Sicilia orientale. Ne seguirono anni di restauri, trasformazioni e recuperi che interessarono anche la torre. Nonostante tutto, la campana rimase al suo posto, continuando a rappresentare un legame indissolubile tra il borgo e le sue radici.

Anche quando l’edificio passò in mano ad amministrazioni diverse o venne adibito a funzioni non religiose, la campana continuò a essere considerata un elemento identitario. Oggi, grazie a iniziative culturali e percorsi turistici, è possibile visitare la torre e ritrovare quel bronzo che, per gli ennesi, non ha mai perso il suo valore simbolico. Guardarlo da vicino permette di comprendere quanto la tradizione popolare abbia inciso nel modo di interpretare la vita quotidiana, soprattutto in un territorio come quello di Enna, profondamente legato al sacro e alla protezione del proprio paesaggio.

Curiosità: la credenza legata ai temporali

Tra le storie tramandate nel tempo, una riguarda gli effetti che la campana avrebbe avuto sulla salute della comunità. Si raccontava infatti che, dopo essere stata suonata durante temporali molto intensi, nei giorni successivi le persone si ammalassero meno di febbri e disturbi respiratori. Per gli abitanti non era un caso: ritenevano che la vibrazione del bronzo “purificasse” l’aria e riportasse equilibrio dopo la tempesta. Non esistono documentazioni scientifiche che confermino questa interpretazione, ma la credenza è rimasta viva come parte del patrimonio culturale di Enna.

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